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Casa Vacanza Ideale

Pubblicato da SICILIA On 11:44 0 commenti

Casa Vacanza Ideale

Pubblicato da SICILIA On 09:30 0 commenti
Casa Vacanza Ideale è ubicata a Ragusa in pieno centro a due passi da Ragusa Ibla.

È il comune più ricco dell’isola e fra i più agiati del meridione. È chiamata la “Città dei ponti” per la presenza di tre strutture, molto pittoresche, ma è stata definita anche da letterati, artisti ed economisti come “l’isola nell’isola” o “l’altra sicilia”, grazie alla storia e ad un contesto socio-economico molto diverso dal resto dell’isola.

Nel 1693 un devastante terremoto causò la distruzione quasi totale dell’intera città, mietendo più di cinquemila vittime.
La ricostruzione, avvenuta nel XVIII secolo la divise in due grandi quartieri; da una parte Ragusa superiore, situata sull’altopiano; dall’altra Ragusa Ibla, sorta dalle rovine dell’antica città e ricostruita secondo l’antico
impianto medioevale. I capolavori architettonici costruiti dopo il terremoto, insieme a tutti quelli presenti nel Val di Noto, hanno dato vita ad uno dei più grandi siti UNESCO del mondo.

La Casa Vacanza Ideale è costituita da due Appartamenti l’Ippari e L’irminio.

L’Ippari è un monolocale con cucina attrezzata, aria condizionata, riscaldamento autonomo, bagno e disimpegno. Può ospitare max 3 Persone.

Ragusa Casa VacanzeL’Irminio è un bilocale con cucina attrezzata, aria condizionata, riscaldamento autonomo, bagno, stanza matrimoniale, stanzetta. Può ospitare max 5 persone.

Le tariffe

Tariffe
Prezzo:€ 25
dal 01/01 al 31/05


Tariffe
Prezzo:€ 30
dal 01/06 al 30/09

Tariffe
Prezzo:€ 25
dal 30/09 al 31/12

i prezzi si intendono a persona


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La Zisa Palermo

Pubblicato da SICILIA On 18:17 0 commenti
«La Zisa era il palazzo dei piaceri, costruita da un re cristiano ma araba nella sua concezione: è stato un riconoscimento dei trionfatori agli sconfitti»

Un gioiello di architettura araba e di monumentalità normanna. La perfetta sintesi della mescolanza tra dominatori e dominati, la Zisa come simbolo di una Sicilia felicissima. Scrive Giuseppe Bellafiore, professore ordinario di storia dell' arte e autore di un testo sulla Zisa dato alle stampe una decina di anni fa dall'editore palermitano Flaccovio: «A volere meglio specificare le caratteristiche funzionali del palazzo, c'è da dire innanzitutto che esso era una dimora destinata prevalentemente al soggiorno estivo. Non si trattava tuttavia di un precario soggiorno diurno … Era questo rivolto ed aperto a nord-ovest verso il mare, cioè verso la zona panoramica più attraente e più fresca della pianura palermitana». Aggiunge ancora Bellafiore: «Da quella parte, giungevano le brezze più temperate e specialmente quelle notturne, che potevano essere accolte entro lo stesso palazzo attraverso l'ampio varco dei tre fornici di facciata e della grande finestra belvedere del piano alto».

Spazi, finestre, atri, un mirabile sistema di ventilazione per assorbire ed espellere l'aria calda. Per affrontare le giornate di scirocco. Per trovare riparo alle lunghe estati palermitane. E concedersi sollievi più intimi. «Era proprio lì dentro che i nuovi conquistatori si dedicavano alle gioie dell'anima e soprattutto a quelle del corpo», racconta Matteo Scognamiglio, direttore del servizio beni architettonici della Sovrintendenza, che spiega come da alcuni mesi stanno completando il recupero della sala della fontana.

Era al primo piano l'harem della Zisa, nelle sale che si inseguono nelle due ali del palazzo. Aspettavano là le donne dei sovrani, distese sui loro soffici diwan e nella penombra delle nicchie. Un'atmosfera fiabesca, da Mille e una notte. Alla Zisa ma anche alla Cuba e in tutti gli altri «sollazzi» dei giardini delizia musulmani, quelli che si richiamavano al paradiso coranico. Era il Genoardo voluto dai normanni.

E non fu certamente un caso che proprio lì, alla Cuba, tra le acque e gli alberi che circondavano un altro parallelepipedo — di dimensioni appena più piccole della Zisa — Boccaccio ambientò una delle novelle del suo Decameron. La sesta della quinta giornata. È la vicenda d'amore tra Gian di Procida e Restituta, una ragazzina bellissima di Ischia rapita da «giovani ciciliani» per offrirla in dono a Federico II d'Aragona.

Il re comandò «che ella fosse messa in certe case bellissime di un suo giardino, il quale chiamavan Cuba, e quivi servita, e così fu fatto». Lieto il finale della storia. I due amanti si ritrovarono dopo il rapimento ma una notte vennero scoperti mentre dormivano abbracciati, il re li fece trascinare nudi sul rogo. In loro favore intercedette però Ruggieri de Loria, che ricordò al sovrano cosa fecero i Procidani nella guerra del Vespro. E fu così che «Gian di Procida campa e divien marito di lei». Quando Giovanni Boccaccio scrisse il Decameron, era già cominciato il declino del parco reale e anche di quella Palermo che per il geografo arabo Al-Idrisi era allora «la più grande e la più bella metropoli del mondo». Un decadimento che subì anno dopo anno pure la Zisa. Nel Trecento fu realizzata una merlatura che soffocò una scritta in arabo alla sommità dell'edificio, poi il «sollazzo» fu trasformato in una fortificazione. Narra Nicolo Speciale, cronista del quindicesimo secolo, di quel che accadeva anche nel passato più lontano nella Conca d'Oro: «Tutto ciò che c'era di verde veniva distrutto e nessuno aveva pietà».

Gli aragonesi e i vicerè spagnoli assegnarono la Zisa di volta in volta a nobili famiglie. Nel Cinquecento diventò un baglio, nel Seicento l'acquistò per poche once Don Giovanni di Sandoval, nel 1808 la Zisa passò ai Notarbartolo principi di Sciara. La tennero loro fino al 1951, quando fu espropriata dalla Regione. Cominciarono allora i primi lavori di restauro. Ma alla vecchia maniera siciliana. Interventi saltuari e approssimativi. Tra il 1956 e il 1957 furono perfino buttati giù alcuni muri, i solai e anche i pavimenti che avevano abilmente sistemato quelle maestranze arabe venute da Sousse e da Kairouan per desiderio dei nuovi signori. Nell'ottobre del 1971 il più bel palazzo del Paradiso della Terra cedette per l'incuria: il primo piano precipitò. E cominciarono anche i saccheggi della Zisa la Splendida, luogo per le scorrerie di vandali e rifugio di tossici. Il vero restauro statico e architettonico ebbe inizio l'anno dopo il crollo, nel 1972. Ma dentro e intorno a quel poco che restava del mitico Genoardo ormai era arrivato il palermitano più predatore e impunito. Aprirono una fossa per una discarica abusiva. E poi comparve un'officina. E poi ancora uno sfasciacarrozze. Ci trasferirono lì, proprio lì nel Paradiso della Terra, anche un deposito dell'Amnu, l'azienda municipalizzata dei rifiuti. E davanti e dietro al palazzo dei piaceri intanto il nuovo potere aveva lasciato già le sue impronte, i cantieri e il calcestruzzo degli ultimi re di Palermo, i boss.


Clicca qui: http://www.siciliasud.it/luoghi-c-234-tabella-luoghi.html

Foce del Fiume Platani

Pubblicato da SICILIA On 11:09 0 commenti

La foce del fiume Platani è un luogo di incantevole bellezza naturalistica su cui domina la falesia di Capo Bianco. Quest’area rappresenta il primo approdo per molti uccelli migratori provenienti dall’Africa e, grazie alla diversificazione degli ambienti, offre rifugio ad una flora rigogliosa e variegata, quindi ad un’avifauna ricca e composita. La riserva comprende la parte finale del Platani (che poco prima di riversarsi in mare forma un’ampia ansa) e il lungo tratto sabbioso di Borgo Monsignore, che è costeggiato da un cordone di dune basse.

Clicca qui: http://www.siciliasud.it/luoghi-c-196-tabella-luoghi.html

Torre Salsa

Pubblicato da SICILIA On 11:08 0 commenti

Tra Siculiana Marina ed Eraclea Minoa si estende una costa incontaminata, la Riserva Naturale Orientata di Torre Salsa, dove le falesie di gesso si alternano alle marne calcaree a Globigerina, ricoperte talvolta da strati di argilla.La vegetazione erbacea e cespugliosa che ricopre l'ambiente, talora impervio, talvolta consente l'accesso alla splendida spiaggia da stretti sentieri tra le rocce. Il mare é limpidissimo, i fondali rigogliosi di flora e ricchi di fauna.La Torre Salsa, antica torre di avvistamento, si trova nel cuore di questa oasi e domina la sommità di un piccolo promontorio d'argilla da cui traspare, laddove il processo d'erosione é più intenso, la bianca marna calcarea.Sul mare un frastagliato tavolato roccioso crea una miriade di sentieri, dove i pesciolini guizzano veloci tra le alghe ed i lenti crostacei trovano rifugio. La natura impervia dei luoghi ha preservato dalle lottizzazioni quest'oasi e la proietta, per la varietà e la bellezza dei suoi ambienti, per l'importanza della flora e della fauna, fra le aree più interessanti della Sicilia, meritevoli della massima tutela. Il territorio della Riserva di Torre Salsa, esteso per 761,62 ettari ricade in provincia di Agrigento nel territorio del Comune di Siculiana. Il suo litorale si estende lungo la costa per circa 6 chilometri dove é possibile scorgere l'alternarsi di falesie più o meno ripide, dune e immense e solitarie spiagge meta, nei mesi estivi, degli amanti della balneazione.A ridosso della falesia vi sono dei terrazzi naturali dove si é sviluppato il paesaggio agrario.Questi terrazzi, ben modellati, sono incisi da alcuni torrenti molto ramificati e profondi, come il torrente Cannicella e il torrente Eremita, che sfociano in mare costruendo incantevoli scorci scenografici. Attorno a questi terrazzi, da un lato la falesia e il mare e, dall'altro il paesaggio più impervio e montuoso che culmina nelle vette di Monte Stella (mt. 148,40) con un versante a strapiombo sul mare, di Monte Cupolone (mt. 170) sulla cui sommità si vedono segni delle cave di materiali inerti ormai in abbandono da anni e di Monte Eremita (mt. 162,50). Tra monte dell'Eremita e il promontorio della Salsa dove spicca il rudere della Torre Salsa, si scorge un'ampia depressione caratterizzata dalla presenza del torrente Salso detto "Pantano".La zona intorno ad esso é soggetta ad esondazione naturale che la rende, specie nei mesi invernali, inaccessibile.Nella stagione estiva il pantano si asciuga e attraverso una trazzera che lo costeggia é possibile raggiungere la spiaggia. In questa zona vi sono molti terreni coltivati, un rimboschimento con un'area attrezzata per pic-nic e, nel promontorio della Salsa, un ampio rimboschimento che arriva sino alle dune e delle siepi che delimitano dei terreni coltivati a seminativi.

Clicca qui: http://www.siciliasud.it/luoghi-c-197-tabella-luoghi.html

Parco Archeologico diSolunto

Pubblicato da SICILIA On 10:20 0 commenti

A 17 Km ad est di Palermo e a 2 Km da Santa Flavia, di fronte Capo Zafferano, sulle pendici del monte Catalfano, si rtrovano le rovine archeologiche dell' antica Solunto, fondata nel IV secolo a.C. dai Fenici (Tucidide (VI, 2, 6), al momento della prima colonizzazione greca. Durante questo periodo divenne uno dei centri maggiori del traffico marittimo della Sicilia punica, rivaleggiando con Mozia e Palermo.
La città fu conquistata per tradimento da Dionigi il Vecchio nel corso della sua guerra contro i Cartaginesi (396 a.C.), insieme a Cefalù ed Enna.Già in precedenza il suo territorio era stato saccheggiato insieme a quello di altre due città rimaste fedeli ai Cartaginesi, Halyciae e Palermo (Diodoro, XIV, 48, 4; 78, 7).La presenza di un forte nucleo ellenico è confermata, oltre che dal carattere stesso delle costruzioni e della loro decorazione, dalla presenza d'iscrizioni in greco, e dal tipo delle magistrature e dei sacerdozi in esser ricordati: gli anfipoli di Zeus Olimpio e gli "hieròthytai" (i primi sembrano riprodurre un'istituzione siracusana, introdotta da Timoleonte nel 363 a.C.).
In seguito alla prima guerra punica (254 a.C.) , la città passò sotto il dominio di Roma, come Iatai, Tindari ed altre.
Avanzi archeologici di centri abitati nella pianura sono stati scoperti nella zona di Capo Mongerbino, dove si suppone esistesse lo scalo di Solus mentre resti di una necropoli sono stati ritrovati nella zona dell'attuale S. Flavia nei pressi della stazione ferroviaria.
L'itinerario alla scoperta di Solunto inizia dall'Antiquarium, sede di un utile materiale archeologico e didattico, e prosegue verso la lunga arteria lastricata in pietra calcarea che divide in due perfette unità l'area archeologica, nella quale sono evidenti i resti di abitazioni private (tra cui una casa patrizia con peristilio a colonne doriche, "la casa di Leda"), l'Agorà, il teatro e l'odeon (luogo della musica), da cui si gode il panorama sul Tirreno, il ginnasio, con le sei colonne doriche.
Parte del patrimonio archeologico di Solunto è tuttora conservato nel Museo Archeologico regionale di Palermo, dove è possibile vedere, tra l'altro, la statua fenicio-punica di "donna seduta in trono" e i due sarcofagi in pietra del VI-V sec. a. C. di derivazione egizia.

Siciliasud

Pubblicato da SICILIA On 12:18 0 commenti
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